I 10 motivi della crisi del Milan

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Il Milan è in una crisi senza precedenti. Se come gioco anche negli altri anni aveva mostrato qualche problema, quest’anno anche la classifica piange. I rossoneri stanno vivendo una delle peggiori stagioni della sua storia, prima Allegri, ora Seedorf, si sono trovati in mano una situazione di cui sono solo osservatori impotenti. La crisi nasce da lontano, dall’alto, figlia di una gestione economica e sportiva non all’altezza di un club glorioso come il Milan. Ecco le 10 ragioni che stanno mandando i tifosi rossoneri contro la dirigenza.

1. Pirlo:

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La cessione di Andrea Pirlo nell’estate del 2011 è stato forse l’errore di mercato più grave di tutta la storia del Milan. 401 presenze, 41 goal, con lui il Milan aveva vinto tutto. E’ stato sia un errore tecnico sia un errore economico. Tecnico perchè cedendolo il Milan ha rinforzato una sua diretta concorrente, la Juve con il perno della Nazionale ha vinto due scudetti nelle ultime due stagioni e si appresta a vincere il terzo, e due Supercoppe Italiana. Pirtlo ha contribuito con 117 presenze e 12 gol mantenendo inalterato lo standard che aveva al Milan. Ancora convinto Galliani che Pirlo sia un giocatore finito? All’errore tecnico si aggiunge quello economico, Pirlo è stato ceduto a parametro quando aveva 31 anni, mica 40.

2. Parametri zero

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A proposito di gratuità. Mexes, Yepes, Van Bommel, Muntari, Traorè, Flamini, Taiwo, Montolivo, Essien, Honda. Bastano i nomi per capire che non si può fare una squadra competitiva e vincente con gli acquisti a parametro zero. Si può costruire una buona squadra con dei top player affinacati da “parametri zero” d’esperienza, come del resto il Milan ha sempre fatto, ma di certo non possono essere loro i principali attori di una squadra che ambisce a vincere in Italia e in Europa. Purtroppo la legge del mercato impone alle società vincenti di spendere, non ci si potrà nascondere per sempre dietro la scusa del Fair Play Finanziario.

3. Ibrahimovic - Thiago Silva

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Gli interisti ancora ci ridono. Proprio dietro la scusa del Fair Play Finanziario il Milan ha subito il più grande esodo di campioni della sua storia. A 65 milioni si fa fatica a rinunciare, questo si può capire, però dopo Shevchenko e Kaka (110 milioni di euro in due) non si può credere che il Milan avesse un gran bisogno di monetizzare. Si poteva cercare di trattenere almeno uno dei due, o forse sia Zlatan sia Thiago avevano capito che al Milan non esisteva nessun futuro?

4. Nessuna bandiera

AC Milan v UC Sampdoria - Serie A

Filippo Galli, Franco Baresi e Mauro Tassotti, solo loro tre lavorano nella società. Il primo è il responsabile del settore giovanile, settore nel quale il Milan crede poco e investe ancor meno (De Sciglio unico prodotto della “cantera” dai tempi di Albertini). Franco Baresi è relegato nella direzione marketing, quindi il suo supporto tecnico alla squadra è nullo. Mauro Tassotti è stato il secondo degli ultimi 4 allenatori, quindi tempo per osservarlo e giudicarlo c’è stato, purtroppo non ha polso nè coraggio nelle scelte. Neanche lui è riuscito a portare qualcosa in più alla società.

5. Totale assenza del Patron Berlusconi

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Ovviamente si parla di Silvio, non di Barbara, giovane e bella ma sicuramente molto poco esperta. Silvio ormai è sparito, mancano alla squadra e allo staff tecnico quei giorni in cui scendeva con l’elicottero a Milanello e caricava con le sue parole il club il giorno prima della partita. Lo si può perdonare per la sua assenza fisica, tra l’età e gli impegni politici e giudiziari, ma almeno qualche scelta a livello dirigenziale ogni tanto potrebbe prenderla, quanto mancano i tempi in cui dava il benestare per l’acquisto dei vari Rui Costa, Inzaghi e Nesta.

6. Nessun Progetto

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Se qualcuno dovesse chiedere: “quale è il progetto del Milan? Quale è il futuro della società?“, nessuno saprebbe dare una risposta. Nè la dirigenza, nè i giocatori, nemmeno i tifosi, semplicemente perchè non esiste. I giocatori sembrano comprati a caso, per non dire per amicizia (vedere il caso Matri), comprati da una dirigenza che al momento invece di pensare al bene della squadra, pensa solo agli interessi e alle guerre personali, la guerra fredda tra B.B. e Adriano ha fatto il giro di tutto il mondo. Ma chi ci rimette? Il Milan. Il club non ha nessuna linea guida da seguire, nè per migliorare settore giovanile, nè per migliorare il marketing, ridurre i costi, costruire uno stadio di proprietà.

7. Scelta allenatori

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Leonardo, Allegri e ora Seedorf. Due dei tre sono stati chiamati senza alcuna esperienza. Lasciando perdere l’olandese, che purtroppo si è ritrovato una squadra già sull’orlo del precipizio e con pochissime vie d’uscita, la scelta del brasiliano per il dopo Ancelotti fu un azzardo, non portò nulla di buono se non qualche isolata prestazione brillante. Con la scelta dell’allenatore livornese, invece, i risultati all’inizio arrivarono, uno scudetto alla prima stagione e una Supercoppa italiana, ma se si analizzava il gioco, non ha mai brillato, usava per lo più lo schema:palla a Ibra e pedalare. Usando questo schema, la cessione dello svedese è stata per lui una tragedia che l’ha portato a una crisi di risultati senza precedenti. La società con lui ha sbagliato tutto, l’annuncio dell’ingaggio, il benestare della vendita di Pirlo, la scelta di comprare sotto il suo consiglio giocatori non da Milan e in ultimo aver aspettato più di un anno prima di esonerarlo.

8. Nessun Uomo Spogliatoio

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L’unico veramente giustificato è Maldini, per ragioni d’età si è dovuto ritirare, ma il vuoto lasciato dal numero 3 il club non l’ha mai colmato. In tre anni si sono ritirati tutti i possibili sostituiti, in ogni grande squadra ci vuole sempre un giocatore o un gruppo di giocatori che fanno da timonieri nello spogliatoio. Nesta, Ambrosini, Seedorf, Gattuso, Zambrotta e ovviamente Pirlo anche se erano giocatori a fine carriera rimanevano professionisti con una grandissima esperienza alle spalle, che nei momenti di difficoltà (come questo) potevano aiutare il gruppo a ritrovare la retta via. Senza troppi giri di parole, loro potevano avere la facoltà di riprendere i vari Balotelli, El Shaarawy, Niang. Ora non c’è nessuno che può farlo e i giocatori pensano di poter fare tutto ciò che vogliono.

9. Affidarsi ai soliti procuratori

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Come ha affermato Paolo Maldini in una recente intervista alla Gazzetta dello Sport, affidarsi ai soliti procuratori può portare dei benefici economici, però a livello sportivo sui lunghi perodi non porta tanti vantaggi. Da ricordare che nella legge del mercato ogni persona guarda prima ai propri interessi. Il club si è affidato ai soliti noti negli ultimi anni senza mai cercare di rinnovarsi, questo è stato un male, ed è evidente.

10. Poca Memoria

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Semplicemente il Milan si è dimenticato di essere il Milan.

 

Giovanni Davide Pontrelli - Icampionidellosport 

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