Campioni in erba - Manuel Lanzini

Il numero 10 del River Plate è la nuova stella del campionato argentino ed è pronto al trasferimento in Europa

 

 

Club: River Plate

Ruolo: Trequartista

Data di nascita: 15 febbraio 1993

Altezza/Peso 170 cm/66 kg

Nazionalità Argentina

 

L’Argentina è da sempre una straordinaria fucina di talenti. Terra di pampas, terra di tango e terra di numeri 10, o enganche, come si dice da quelle parti. La lista di trequartisti prodotti nel corso della storia è innumerevole: dall’inarrivabile Maradona a Riquelme, passando per Veron, Ortega, Aimar, Pastore e chi più ne ha più ne metta. In Argentina se oggi dici enganche, dici Manuel Lanzini. Prodotto delle inesauribili giovanili del River Plate, Lanzini incarna perfettamente le caratteristiche del classico numero 10: tecnica sopraffina, eccellente controllo di palla e un piede destro vellutato. L’esordio in Primera Division avviene nel 2010, ma è nella stagione successiva che comincia a trovare un posto in prima squadra con una certa continuità, schierato da Angel Cappa (padre calcistico del Flaco Pastore) insieme a Erik Lamela per formare la coppia tutta fantasia alle spalle di Funes Mori. E’ la stagione più buia della storia dei Millonarios, conclusa tra le lacrime dovute a una retrocessione figlia dei cattivi risultati delle stagioni precedenti (in Argentina la retrocessione si calcola facendo una media dei risultati delle ultime 3 stagioni).

Nonostante la delusione finale, il rendimento delle giovani promesse è molto buono: Lamela viene venduto alla Roma mentre Lanzini si trasferisce in Brasile al Fluminense, dove gioca con estrema regolarità pur mostrando una certa discontinuità. La squadra brasiliana decide quindi di non esercitare la clausola di riscatto fissata a 12 milioni e Manu, chiamato così dalla Buenos Aires biancorossa, fa ritorno alla casa madre ben contento di potersi giocare una seconda possibilità nel club dove è nato e cresciuto.

Manuel Lanzini

Con Almeyda in panchina il numero 10 de la Banda cambia molti ruoli a centrocampo, faticando a esprimere tutte le sue qualità. La svolta arriva con l’avvento di Ramon Diaz, che gli cuce addosso un 4-3-1-2 lasciandolo libero di svariare alle spalle delle punte: Manu diventa la Joya, il gioiello, idolo incontrastato dei Borrachos del Tablon, la curva del River Plate. La sua stazza minuta costituisce il suo difetto e al contempo il suo pregio. Il suo 1,70 per 66 chili gli fa patire lo scontro fisico e le sportellate con gli avversari ma gli consente spesso e volentieri di sgusciare via per tentare la giocata, il triangolo con i compagni e la confezione di numerosi assist, vera specialità della casa. Sempre al centro dell’azione, ha nel farsi trovare tra le linee una delle sue migliori qualità, rendendolo più un regista avanzato che un finalizzatore, nonostante gli 8 gol messi a segno nella passata stagione. Le sirene dei club europei hanno già iniziato a suonare la scorsa estate, con la Roma del d.s. Walter Sabatini molto vicina all’acquisto cercando di replicare l’operazione Lamela e vari club spagnoli e russi pronti a darsi battaglia per accaparrarselo. Per ora i tifosi del River gongolano e continuano a godersi la Joya

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