Fabio Casartelli, quel tragico giorno al Tour (VIDEO)

casartelli

Non sono molti i ciclisti italiani rimasti impressi nei cuori dei francesi: Pantani, Gimondi, Bartali e Coppi. Tutti per le loro vittorie. Ce n’è uno però che i francesi amano più di tutti, ma che non ha mai vinto neanche una tappa, è Fabio Casartelli.  

Non era un fenomeno Fabio Casartelli, era un corridore normale, giovane, con una gran carriera tra i dilettanti, e un oro pazzesco nella prova in linea delle Olimpiadi di Barcellona del 1992.

Il Tour del 1995 era la corsa che regalò il quinto sigillo a Miguel Indurain, Lance Armstrong si stava facendo conoscere, Richard Virenque era La maglia a pois e a 25 anni Marco Pantani vinceva la classifica dei giovani. Fabio Casartelli era un gregario, correva per la Motorola, la squadra di Lance Armstrong.

Quel giorno il Tour stava sui Pirenei , da Saint-Girons a Cauterets. Era passato da poco mezzogiorno e il gruppo stava scendendo il Colle di Portet-d’Aspet verso Ger-de-Boutx, viaggiando a 80 km/h circa. A un certo punto tre c’è una caduta collettiva. Tra i tre corridori coinvolti c’è anche Fabio Casartelli, l’italiano perde il controllo della bicicletta, sbatte violentemente la testa contro un paracarro e resta a terra esanime. Dopo pochi secondi arrivano i soccorsi, il dottor Gérard Porte si avvicina al corpo immobile e capisce subito che si tratta di qualcosa di grave. Casartelli viene trasportato in elicottero all’ospedale di Tarbes in condizioni disperate. Due ore dopo, intorno alle 14:00, il suo cuore smette di battere, dopo tre arresti cardiaci e senza aver mai ripreso conoscenza. Il Tour e il mondo intero sono sconvolti, una morte assurda, tremenda, tragica.

Quel drammatico giorno Casartelli lasciò la moglie romagnola Annalisa, ex ciclista, sposata nell’autunno del 1993, e il figlio Marco, nato il 13 maggio 1995, con i quali viveva ad Albese con Cassano, sulle colline tra Erba e Como, sua città d’origine. Il giorno successivo, dopo un minuto di silenzio, partì la sedicesima tappa che venne neutralizzata: divenne un mesto trasferimento, il gruppo rimase compatto e a bassa andatura; al traguardo, davanti al resto del gruppo, passarono affiancati tutti i ciclisti della Motorola, squadra di Casartelli. Due giorni dopo il compagno di squadra Lance Armstrong vinse la tappa e tagliando il traguardo alzò le dita al cielo dedicando la vittoria di tappa allo sfortunato compagno di squadra.

Al momento dell’incidente Fabio Casartelli non indossava il casco, proprio da quel momento il mondo del ciclismo cominciò una discussione sull’introduzione di norme che rendessero obbligatorio l’utilizzo del casco nelle gare di ciclismo, il che avvenne però solo nel 2003 dopo la morte di un altro ciclista, Andrei Kivilev. Due anni dopo la morte di Casartelli venne eretta una stele nel luogo della tragedia, di fronte alla quale i corridori del Tour de France si fermano in raccoglimento in un minuto di silenzio in memoria di Fabio Casartelli, ogni qual volta il percorso del Tour passa per il Colle di Portet-d’Aspet. Sulla stele c’è scritto: “Vivere nei cuori che si lasciano alle spalle vuol dire non conoscere la morte”.

Francesco Cianfarani - Icampionidellosport

Comments

comments