Interviste storiche: Michael Jordan

Michael Jordan

Michael Jordan “on air”

In una recente intervista, Michael Jordan ha ripercorso la sua carriera attraverso aneddoti e storie mai raccontate. Dai suoi modelli prima di diventare un giocatore, fino al suo quintetto ideale…

Se si dice Michael Jordan si pensa subito alla NBA. Lei è considerato il giocatore più forte della storia e ancora oggi continua a vivere di basket, dal momento che è il proprietario degli Charlotte Bobcats. Dal punto di vista del gioco, quanto è diverso il basket di oggi rispetto a quello della sua epoca?

Uh, ai miei tempi il gioco era molto più fisico di quanto non lo sia oggi. Quando sono entrato nella NBA c’erano molti ragazzi che interpretavano il gioco in maniera molto ruvida. Non si poteva andare al ferro con molta leggerezza perchè il contatto era assicurato, per non parlare dei blocchi, i blocchi irregolari, le trattenute…dovevi sempre pagare il prezzo. Ma lo sapevi perchè faceva parte del gioco, non ho mai avuto paura di andare in penetrazione. I giocatori di oggi non hanno la minima idea del processo di crescita che si doveva fare e del modo in cui dovevamo giocare a quei tempi.

Oltre a quello fisico, anche lo scontro verbale era più accentuato ai suoi tempi. Quali sono le regole del trash talking (provocare l’avversario con parole offensive)?

Ci sono regole nel trash talking? Io lo facevo solo con le persone che conoscevo. I miei amici: Patrick Ewing, Bird, Magic, quel tipo di giocatori. Ma non l’ho mai fatto con giocatori che non conoscevo. Se erano loro a farlo, lasciavo che fosse il mio gioco a parlare, non dicevo nulla.

Ricorda qualche episodio in particolare?

E’ successo pochi anni fa. Stavo giocando al mio camp estivo per ragazzi e c’era OJ Mayo (attualmente ai Milwuakee Bucks). Era il miglior giocatore liceale del paese ma non l’avevo mai visto. Iniziò a fare il bullo: “non mi puoi difendere, sono imbattibile” cose di questo genere. Non potevo fare quello che realmente avrei voluto perchè ero al mio campus e dovevo essere un esempio per tutti. Quindi mandai tutti a dormire e rimasi in palestra con lui per un uno contro uno. Ricominciò con il suo atteggiamento e lo avvisai: “Ascolta, tu puoi essere il liceale più forte d’America, ma io sono il giocatore più forte di tutti i tempi. Quindi da questo momento in poi, è una lezione.” E fu una lezione, non vinse neanche una partita…

Cos’è per lei la competizione?

La competizione è tutto, bisogna essere competitivi! Credo che la forza del mio gioco difensivo derivasse proprio dalla mia natura competitiva. Contro di me non segni, o meglio, non più di un certo numero di punti.

Anche Gary Payton la vede al suo stesso modo. E’ stato difficile affrontarlo?  

Fu un duello molto interessante, lui era soprannominato The Glove (il guanto, per la capacità di rubare i palloni). I media incentrarono tutto sul duello Jordan-Payton nelle finali del ’96. Era fortissimo nell’impedirmi di ricevere il pallone, ma quando riuscivo a conquistarlo mi sentivo sempre in vantaggio, quindi in realtà non fu un problema per me. Ora è un Hall of Famer e credo lo meriti, ma le nostre battaglie le ho vinte io… 

Quali sono i giocatori che più hanno influenzato il suo stile di gioco?

Non ce n’è solo uno, ammiravo molti giocatori che vedevo giocare mentre crescevo. Se dovessi scegliere direi Walter Davis, Dr. J (Julius Erving, ndr) e David Thompson. Amavo in particolare lo stile di Dr.J perchè sapeva tenere la palla con una mano sola, come fosse un’arancia. Io ho la fortuna di avere delle mani molto grandi, quindi in termini di controllo del pallone e creatività del gioco per me era veramente intrigante.

Se adesso fosse al massimo delle sue forze, chi le piacerebbe sfidare uno contro uno?

La lista è molto lunga. Cominciando da quelli che giocavano prima di me, quindi Jerry West, Elgin Baylor e Dr.J. Per quel che riguarda i giocatori in attività sicuramente Kobe Bryant, Dwyane Wade, LeBron James e Carmelo Anthony. Credo che nessuno mi batterebbe, forse Kobe, ma solo perchè ha rubato tutti i miei movimenti.

Nel film Space Jam doveva difendere la Terra dagli alieni giocando una partita di basket. Se arrivassero ora, chi sarebbero i quattro a formare il quintetto insieme Michael Jordan? 

Sicuramente Scottie Pippen. Poi Magic Johnson, James Worthy e Hakeem Olajuwon. Nessuna chance di perdere, neanche una!

Perchè Olajuwon?

Era nella top 10 in 5 categorie: palle rubate, rimbalzi, stoppate, punti e percentuale al tiro. Un uomo della sua stazza nella classifica dei migliori rubapalloni della Lega ti fa capire che genere di giocatore fosse…

Oltre al basket, la sua grande passione sono le scarpe. Quante ne ha indossate in tutta la sua carriera?

Usavo un paio di scarpe nuovo ad ogni partita, al termine di ogni stagione mi ritrovavo ad aver usato più di cento paia di scarpe. Ogni volta che indossi delle scarpe nuove senti un’energia particolare e la volevo in tutte le partite.

Lei ha vinto per due anni consecutivi la gara delle schiacciate. Ce n’è qualcuna che ricorda con maggiore affetto?

La mia schiacciata preferita è indubbiamente quella su Patrick Ewing. Mi capita spesso di pensarci, ma solo perchè Patrick è un grande amico. La schiacciata fu così forte che nemmeno io riuscivo a crederci. Ogni volta che lo vedo è sempre la prima cosa che gli ricordo! L’altra probabilmente è quella su Mutombo, con seguente gesto del dito. Mi prendeva sempre in giro perchè non ero mai riuscito nell’impresa di schiacciargli in faccia. Lo faceva anche con Scottie, e la cosa bella è che ci riuscimmo entrambi, prima Scottie e poi io. Ma lui è stato uno stoppatore formidabile e se sei uno stoppatore ti interessa poco, aspetti sempre la prossima opportunità. Certo riuscire ad agitare il ditone davanti a lui fu gratificante…

Perchè il 23?

Al liceo il mio numero preferito era il 45, ma era lo stesso di mio fratello. Giocavamo nella stessa squadra, ma lui era più grande ed aveva la priorità. Quindi ho pensato che il 23 fosse la metà di 45, visto che 22 e mezzo non si poteva indossare!

Novembre 2013

Michael Jordan Uncensored

 

 

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