INTERVISTE STORICHE: TOTTI

totti rovesciata

Finalmente rilassato, Francesco Totti mostra un sorriso grande così mentre ripensa a freddo a un campionato che lo ha portato a vincere il terzo scudetto della Roma. Il capitano della squadra di Capello si concede alle telecamere, indicando il braccio destro, dove si farà tatuare un gladiatore. Era una vecchia promessa, il simbolo della prima affermazione della carriera. Totti riprende il discorso dalla lunga notte di festa seguita alla vittoria con il Parma. E dopo l’ abbraccio in lacrime a Bruno Conti, i cori e i balli al ristorante, dopo essere intervenuto lui steso ieri in una radio romana, cantando gli stornelli della curva, Totti parla dello scudetto ma anche dei dubbi, le critiche e lo scetticismo che aveva accompagnato la Roma prima di arrivare al successo.

«Sono due giorni che non dormo, ancora non mi rendo conto di essere campione d’ Italia. E pensare che c’ era gente che ripeteva che a Roma era difficile vincere, anzi impossibile. Sostenevano che sotto il Po non si raggiungono grandi traguardi. Ora cosa diranno?».

Sembra il momento adatto a qualche rivincita personale.

«Ancora non è il caso e anche per questo motivo, subito dopo la vittoria con il Parma, ho dedicato lo scudetto a me stesso e ai tifosi. Non sono andato oltre, ma ci sarà tempo anche per tirare fuori qualche sassolino dalla scarpa. Un grazie particolare lo voglio comunque dedicare a Giorgio Rossi, il massaggiatore, al mio preparatore Vito Scala, al medico, Mario Brozzi e a Massimo Neri, il preparatore della squadra. Non hanno mai smesso di starmi vicino».

Tifosi in festa per lo scudetto, ma adesso già chiedono una vittoria in Champions League.

«Li capisco, quella è una manifestazione affascinante, un traguardo per ogni giocatore. Lì vedi impegnati i migliori, è come un Mondiale: fino ad oggi le partite le ho viste solo in televisione. Non sarebbe male vincere al primo tentativo».

Protagonista all’ Europeo, uno scudetto con la Roma, adesso la Champions League e magari il traguardo del Pallone d’ oro.

«Prima ci pensavo, ma era solo un sogno: la Roma non vinceva, sì c’ era qualche bel gol, qualche vittoria più entusiasmante delle altre, ma finiva lì. Adesso è diverso, gioco in una società che ha vinto il campionato più difficile del mondo, e tra coppe e nazionale, riesco a farmi apprezzare anche per il Pallone d’ oro. Quello è il sogno di tutti i giocatori».

L’ Italia di Zoff prima e di Trapattoni oggi, sembra un punto di riferimento costante.

«E’ proprio con la maglia azzurra che sono cambiate molte cose. L’ Europeo che ho giocato lo scorso anno ha rappresentato una svolta. Ricordo prima di partire, ero a Trigoria ad allenarmi con Vito Scala. Mi sono presentato in Olanda in una condizione straordinaria, quella che in parte mi era mancata durante il campionato. Da quel momento ho deciso di lavorare con uno staff personale».

Prossimo traguardo dunque è il Mondiale.

«L’ Europeo giocato con Zoff è stata la manifestazione che più mi ha fatto conoscere all’ estero. E’ stata una vetrina straordinaria. Il prossimo anno vado in Giappone e per prima cosa scelgo l’ albergo giusto. Poi ci torno con la Roma per vincere la Coppa Intercontinentale…».

Portato in trionfo dai compagni, idolatrato dai tifosi, ma ci sono stati anche giorni di incertezza, a un passo dall’ addio alla Roma.

«Erano i giorni di Carlos Bianchi allenatore: giocavo qualche partita, molto spesso finivo in panchina. Ad un certo punto qualcuno cominciò a sostenere che dovevo andare a farmi le ossa alla Sampdoria. Forse se avessi deciso di partire, non mi sarei preso tutte queste soddisfazioni. Sarebbe stata un’ altra storia».

Dalla Sampdoria invece è arrivato Montella. Due anni con tanti gol, ma anche un rapporto difficilissimo con Capello.

«Vincenzo è stato decisivo per questo scudetto, ha segnato dei gol pesantissimi, che ci hanno dato tanti punti. Posso capire come si sia sentito in alcune domeniche, ma spero decida di rimanere. A Roma dobbiamo vincere ancora tanto e a questa squadra serve uno come lui».

I tifosi continuano in un vero e proprio pellegrinaggio, tutte le mattine sotto la sua villa di Casalpalocco. Per un autografo, una foto, un saluto. Ma non è sempre stato così.

«I tifosi sono straordinari. La sola cosa che mi ha dato fastidio sono stati i giudizi di qualcuno che neanche mi conosceva e mi ha dipinto come non sono».

Rendendola protagonista anche di un fidanzamento dopo l’ altro.

«Ora parlano della Arcuri, prima era la Merz e prima ancora la Ferilli. Ora mi sono stancato».

20/06/2001

Francesco Totti a La Repubblica

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