La maledizione di Babe Ruth

I Boston Red Sox e la cessione del bambino prodigio: 84 anni per vincere una Wold Series

Babe Ruth in maglia Red Sox

Babe Ruth in maglia Red Sox

Oltre alle difficoltà più comuni che si presentano di fronte a qualunque compagine sportiva desiderosa di scrivere la storia, vi fu una squadra che dovette scontrarsi contro una forza soprannaturale, qualcosa di invisibile e intoccabile, qualcosa che una volta sconfitto rese quel gruppo di atleti non solo vincente ma quasi mitologico.

Sono molti gli ostacoli che si frappongono tra una grande squadra e il suo obbiettivo finale (ovvero la vittoria), partendo dagli avversari, passando per la condizione fisica, gli infortuni, la sfortuna e così via. Ad aggiungersi a questi fattori i Boston Red Sox si dovettero scontrare per un periodo lungo più di ottant’anni con una vera e propria maledizione che aveva colpito la squadra dopo l’addio del più grande giocatore di Baseball di tutti i tempi: Babe Ruth. Il “Bambino” aveva lasciato i Red Sox nel 1919 dopo 5 anni altalenanti. Prima di diventare la leggenda sportiva che tutti conoscono, Babe aveva incontrato qualche difficoltà a dimostrare tutto il suo talento nel Major League di baseball. Aveva cominciato la sua carriera come lanciatore con buoni risultati, ma il meglio lo diede da battitore. Scrisse una serie di record incredibili, fu il primo a segnare 50 fuoricampo in una stagione, stabilendo il suo primato a 60 (battuto solo 34 anni dopo); è stato uno dei primi cinque giocatori ad essere inserito nella Baseball Hall of Fame e, più in generale, un’icona americana al pari di Elvis e Kennedy. Nell’immediato dopo-guerra l’azienda del Presidente dei Red Sox si trovava in difficili condizioni economiche, così Harry Frazee decise di cedere Ruth agli Yankees. Almeno questa fu la versione ufficiale, in molti sostengono che Frazee utilizzò i proventi per produrre un musical chiamato No, No, Nanette. A qualunque di queste versioni vogliate credere, dopo che il passaggio venne ufficializzato, i Red Sox diventarono da una delle squadre più vincenti (campioni di 5 delle prime 15 World Series), ad una delle più grandi perdenti della storia dello sport. Al contrario gli Yankees, che fino a quel momento non avevano mai partecipato alle World Series, diventarono la squadra di Major League più presente alle fasi finali del torneo. Nel periodo che va dal 1919 al 2003 i Sox parteciparono solo a 4 World Series, inanellando una serie di sconfitte che ha del clamoroso. Negli 84 lunghi anni che si susseguirono, i moltissimi tifosi di Boston si abituarono agli sfottò di qualsivoglia tipo, credendo che nessuno sarebbe mai davvero riuscito a rompere quella maledizione che aveva colpito così duramente loro e la loro squadra. La maledizione divenne parte dell’iconografia statunitense, venne ripresa in diversi romanzi, canzoni, film, tanto che solo un miracolo avrebbe potuto permettere ai giocatori di Boston di sbarazzarsi di quel macigno che si portavano sulle spalle e soprattutto nella testa.

Curse of the Bambino

Un giornale dell’epoca ufficializza il passaggio di Babe Ruth agli Yankees

Che la stagione 2004 potesse essere quella giusta per rompere il digiuno lungo 84 anni dei Sox ci credevano in molti. La squadra sembrava forte e attrezzata, in grado in sostanza di arrivare senza troppe difficoltà a giocarsi la post-season. La speranza più grande era che la fortuna questa volta volesse baciare i calzini rossi e un’intera famiglia di supporters che aveva mostrato un affezione tale che sarebbe stato fin troppo ingiusto non premiare. La regular-season finì con un record di 98-64, permettendo ai Red Sox di ottenere la wild card che significava playoff. La prima sfida fu contro gli LA Anaheim e venne vinta agevolmente dagli uomini guidati da Terry Francona. Fu proprio al secondo turno che il destino decise di metterci lo zampino; i Sox si trovarono di fronte il loro incubo più grande, gli uomini con la maglia a righe, la squadra più vincente del mondo, coloro che avevano dato vita al loro più grande incubo: i New York Yankees. La serie cominciò malissimo, i newyorkesi conducevano per 3 a 0 e tutto sembrava dovesse portare ad un 4-0 secco e senza possibilità di recriminazioni. Questa volta no, questa volta si giocava per la storia, e il destino aveva in mente un finale alternativo. Per la prima volta nella storia del Baseball professionistico una squadra sotto 3-0 riuscì a ribaltare il risultato e a passare il turno dopo ulteriori 4 estenuanti sfide. Il primo e più grande ostacolo era stato superato, adesso bisognava combattere contro il destino e per un popolo che non chiedeva altro se non la vittoria.

I Red Sox festeggiano dopo 84 anni

I Red Sox festeggiano dopo 84 anni

Alle World Series i Sox si scontrarono contro i St. Louis Cardinal. I cardellini avevano il miglior record della lega e potevano vantare due vittorie nelle World Series contro Boston nel 1946 e nel 1967, i favori del pronostico erano tutti per i ragazzi di St. Louis, ma i Red Sox avevano un appuntamento con la storia a cui non potevano assolutamente mancare. Gara 1 rimase nella storia come la partita di finale con il punteggio più alto (11-9), le sfide seguenti furono tutte vinte abbastanza agevolmente dai Sox, che riuscirono a rendere inoffensivo il miglior attacco della lega. Gara 4 venne giocata il 27 ottobre al Busch Stadium di St. Louis, la serata era fresca, i giocatori concentrati, i tifosi di Boston in silenziosa e trepidante attesa. La partita degli uomini di Francona fu perfetta e venne conclusa magicamente grazie ad un battuta dell’uomo di ghiaccio: Edgar Renteria. Poteva iniziare la festa, poteva esplodere quell’urlo di gioia sopito per 84 anni: i Red Sox hanno vinto la centesima edizione delle World Series! La gioia di tifosi e giocatori era incredibile, nessuno sembrava crederci, finalmente la maledizione era stata rotta, finalmente la Boston del baseball poteva esultare. Prima che i giocatori tornassero a casa, dove ad attenderli c’era una folla immensa pronta a celebrare l’impresa, St. Louis li aveva salutati con un’eclissi di luna che aveva colorato solo per loro, eroi immortali, il cielo di rosso.

Edoardo Iannone - Icampionidellosport

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