Padroni di casa aiutati, una lunga tradizione

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Minuto 70, palla in mezzo per Fred, Lovren lo marca e da dietro lo accarezza, l’attaccante del Fluminense si lascia cadere platealmente (e anche piuttosto maldestramente). L’arbitro giapponese Yuichi Nishimura indica deciso il dischetto, tra lo sbigottimento del mondo intero. Sarà l’atmosfera festante dello Stadio di San Paolo a indurlo alla generosità? Sarà stato coperto da qualche giocatore? Sarà che l’ultima partita che ha arbitrato del Brasile fu la crudele eliminazione con l’Olanda nel 2010? Niente di tutto questo, l’arbitro di Tokyo non ha fatto altro che continuare un’infausta tradizione che iniziò nel 1934 nel nostro paese, l’Italia, e che è proseguita lungo tutta la storia dei campionati mondiali di calcio. La tradizione di favorire la squadra di casa.

Seppur nel 1930 i padroni di casa dell’Uruguay vinsero la coppa, in quel caso non ci fu nessun aiuto arbitrale durante la competizione e la celeste divenne campione legittimamente. Semmai qualche dubbio in più si ebbe sui momenti precedenti all’inizio del torneo, quando l’allora presidente della FIFA, Jules Rimet (il mondiale all’epoca aveva addirittura il suo nome, come se adesso si chiamasse Coppa Blatter) decise contro tutto e tutti di assegnare l’organizzazione del mondiale alla nazione uruguaiana, dopo la promessa del governo di sobbarcarsi tutti i costi delle federazioni partecipanti. In questo modo Rimet ottenne credito politico e l’Uruguay il vantaggio che le uniche nazioni europee che non disertarono il mondiale per protesta furono la Francia, la Romania, il Belgio e la Jugoslavia. E l’Uruguay vinse la prima coppa del mondo senza troppi problemi.

Quattro anni dopo Benito Mussolini riuscì a strappare, sempre al solito Rimet, l’organizzazione del mondiale. Nel periodo più roseo del regime fascista l’occasione di mostrare prestigio internazionale aggiudicandosi il mondiale era unica, quella di vincerlo ancora di più. L’Italia di Pozzo, Meazza e Orsi era la preferita degli scommettitori dell’epoca già molto prima dell’inizio del mondiale, sapevano bene che giocare un torneo di calcio sotto un regime che faceva della propaganda la sua arma più forte avrebbe prodotto risultati scontati. E così fu, dopo il “furto” contro la Spagna gli azzurri arrivarono in finale e vinsero contro la fortissima Cecoslovacchia.

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Devono passare 32 anni e una guerra mondiale perchè la storia si ripeta. Il mondiale è quello di Inghilterra 1966. “Football comes home”, il calcio torna a casa, gli inventori del pallone non possono permettersi di perdere il mondiale oltremanica, a casa loro dove loro hanno inventato il gioco 100 anni prima. Fino al 1950 gli inglesi si erano rifiutati di giocare i mondiali perchè si ritenevano “troppo forti”. Adesso è il loro momento, e fanno di tutto per non lasciarselo sfuggire. Gli scandali cominciano nella partita con l’Argentina, dove l’arbitro espelle un giocatore albiceleste per “l’espressione minacciosa del suo volto”. La partita sarà chiamata per sempre “el robo del siglo”, il furto del secolo. In finale un altro furto, stavolta ai danni della Germania. La gara è ricordata per il gol fantasma più famoso della storia del calcio, quello del 3-2 di Hurst ai tempi supplementari. La palla non entra, neanche ci va vicino, l’arbitro affida la decisione al guardalinee che indeciso fa un gesto che il direttore di gara prende per buono. I padroni di casa sono campioni del mondo.

Non bisogna cadere nell’errore di credere che tutte le nazionali che hanno vinto il mondiale in casa lo hanno fatto illegittimamente. Nel 1974 la Germania vinse con merito e tenacia, e così l’Argentina quattro anni più tardi, nonostante qualche ombra del regime di Videla. Anche la Francia nel 1998 fu aiutata solo dalla fortuna e da uno strepitoso Zidane.  L’ultimo grande scandalo infatti non arriva da una nazionale vincente, ma da una nazionale che senza aiuti non avrebbe neanche superato il turno. Si tratta della Corea nel 2002. Prima col Portogallo, poi contro l’Italia nella sciagurata partita di Byron Moreno, e ai quarti di finale contro la Spagna, per un tris di furti interrotto solo dalla compattezza tedesca in semifinale.

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Purtroppo ieri il mondo ha dovuto constatare che la tradizione continua, imperterrita e davanti agli occhi di tutti. Alla FIFA non erano bastati gli scandali del mondiale del 2022, assegnato al Qatar perchè “comprato” dagli investitori arabi. Il mondiale sembra morto ancora prima di cominciare, il Brasile sembra aver la strada già spianata e la storia sembra già scritta. Gli anni passano, le tradizioni (quelle infelici) vengono rispettate. Dalla Coppa Rimet, alla Coppa del Mondo, fino alla Coppa Blatter. Buon mondiale tradizionale a tutti!

Francesco Cianfarani - Icampionidellosport 

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