Patagonia 1942, il mondiale dimenticato

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Il mondiale del 1942 non appare sui libri di storia, né tantomeno sugli almanacchi ufficiali ma ciò non significa che non si giocò. Quello del ’42 fu un torneo unico che portò con sé un alone di magia e mistero, rendendola senza alcun dubbio la rassegna iridata più irripetibile della storia.

A causa della Seconda Guerra Mondiale svolgere la competizione in maniera ufficiale era impossibile. Il mondo era scosso dal più tragico conflitto della storia dell’uomo, l’idea di poter organizzare un torneo che avrebbe potuto far affrontare nazioni in guerra come Inghilterra e Germania era impensabile, così gli organizzatori decisero di far saltare la rassegna. Mentre il mondo era occupato a combattere, al confine tra Cile e Argentina, in Patagonia, si era creata una popolazione a sé stante, estromessasi dal sangue e dalla distruzione per cercare di trovare la pace in un momento in cui sembrava che solo la guerra potesse essere la realtà. Gli uomini che abitavano quella regione erano giunti da ogni parte del globo: vi erano popolazioni indigene (indios Mapuches e guaranìes del Paraguay), bottegai spagnoli, operai inglesi, italiani fuggiti dal regime fascista e anche soldati tedeschi. Gli ufficiali del Terzo Reich erano sbarcati in quella parte del pianeta per ultimare la costruzione di un cavo transatlantico che avrebbe permesso la comunicazione telefonica tra Europa e Sud America. Insieme agli strumenti che gli sarebbero serviti per il loro lavoro, gli ufficiali teutonici portarono anche un pallone da calcio che aveva la particolarità di essere la prima sfera al mondo con valvola automatica.

L’arrivo della sfera diede il via ad una serie di partitelle tra i diversi gruppi etnici che ben presto si trasformarono in una vera e propria consuetudine. Tutte le popolazioni che animavano la regione prendevano parte a queste partite, tutte tranne gli italiani. Gli abitanti dello stivale non volevano scendere in campo per una serie di motivazioni, di cui quella sicuramente più importante era di non voler condividere neanche un campo da calcio con i tedeschi. Il loro regime rappresentava tutto ciò contro cui si erano battuti, nonché la causa scatenante della loro migrazione. Sfruttando l’assenza della compagine più pericolosa, gli ufficiali del Terzo Reich dominavano senza alcuna difficoltà tutte le partite da loro giocate. L’arroganza teutonica cresceva dopo ogni vittoria, che la vittima sacrificale fossero i bottegai spagnoli o i mapuches del luogo era indifferente. L’atteggiamento degli uomini del Fuhrer diventava sempre più irriverente ad ogni partita, finchè gli italiani decisero di scendere in campo per difendere il titolo conquistato nel 1938. La notizia giunse alle orecchie di un istrionico nobile di origini balcaniche, conosciuto con il nome di Vladimir Otz, il quale decise che per l’occasione sarebbe stato giusto organizzare un torneo in grande stile. Vennero così bonificati tre spiazzi a colpi di machete, lunghi centro metri. Le porte, di cui nessuno ricordava le misure ufficiali, erano lunghe dieci metri e alte due.

 Otz

Il regolamento applicato alla competizione era piuttosto scarno, le uniche cose vietate erano prendere la palla con le mani e colpire alla testa gli avversari caduti a terra. Gli arbitri del torneo erano uomini che, per far rispettare la propria autorità da giocatori spesso ubriachi o muniti di coltello, utilizzavano la pistola. Il primo arbitro della competizione era William Brett Cassidy, ex brigante che sosteneva di essere il figlio del famoso cowboy Butch Cassidy. Le squadre che presero parte al torneo erano dodici tra cui, oltre ad Italia e Germania, vi erano l’Inghilterra, l’Unione Sovietica, la Rappresentativa dei Mapuches e una squadra chiamata Royal Patagonia. La prima partita fu tra l’Italia e l’agguerrita squadra dei Guaranies, vinta facilmente dagli azzurri grazie all’estro dell’anarchico Mancini. Gli incontri erano caratterizzati principalmente da diversi episodi di violenza più che dai gesti tecnici dei calciatori improvvisati. Cassidy jr. venne costretto in più di un occasione ad usare il calcio della pistola per far rispettare le sue scelte e in alcuni casi dovette sparare qualche colpo contro alcuni giocatori particolarmente scettici della sua buona fede. In particolare sono da ricordare due episodi: nella prima partita giocata dai Mapuches uno degli indios si nascose la palla sotto la maglia e cominciò a correre per il campo senza alcuna intenzione di fermarsi, così che l’arbitro di turno fu costretto a freddarlo per far ricominciare le ostilità; nella partita tra Argentina e Germania, Cassidy si vide costretto a gambizzare il miglior difensore dei sud americani in quanto non riteneva giusta la decisione dell’arbitro di espellerlo a seguito di una sassaiola da lui organizzata contro gli attaccanti teutonici. Dopo la fase a gironi si svolsero direttamente le semifinali, che vedevano contrapposti italiani e tedeschi da un lato e inglesi e mapuches dall’altro. In finale giunsero tedeschi e indios.

Gli ufficiali nazisti erano così convinti del trionfo in finale che la sera dopo la vittoria contro gli italiani chiamarono il loro Fuhrer per metterlo al corrente del risultato e andarono a festeggiare al bordello di Zapala. Tre giorni dopo, in una grigia domenica, le due squadre scesero in campo. Il pubblico era quello delle grandi occasioni. In molti erano giunti per assistere alla partita e i soldati tedeschi non schierati in campo si presero l’onere di mantenere l’ordine sugli spalti. Pochi secondi dopo l’inizio della partita, sulle colline circostanti comparvero tre dozzine di donne con il corpo dipinto e i seni scoperti che cominciarono a cantare e danzare. Poco dopo cominciò a piovere. Il campo in breve tempo si trasformò in un pantano, portando l’arbitro improvvisato a sospendere l’incontro. I tedeschi si rifiutarono categoricamente di smettere e si continuò a giocare. Qualche minuto più tardi, inspiegabilmente, scomparvero le porte. Tra la grandine e la nebbia era difficile vedere a pochi metri di distanza e i tedeschi erano convinti di aver visto alcuni indigeni scappare sulle colline con dei pali in mano. La partita, anche senza porte, si continuò a giocare e durò tutta la notte.

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Quando il sole si stava cominciando a levare il telefono appena installato dai tedeschi iniziò a squillare per far ascoltare agli ufficiali teutonici il discorso che il Fuhrer stava tenendo nella loro madre patria. Appena la voce di Hitler uscì dagli altoparlanti tutta la nazionale tedesca si fermò e le porte ricomparvero improvvisamente sulla cima di una collina. Un giocatore dei mapuches si accorse di ciò che stava avvenendo e cominciò a correre come un ossesso verso la porta con la palla al piede, quando giunse ad una distanza tale da poter centrare il bersaglio scagliò la sfera tra i pali e segnò il gol che diede la vittoria ai mapuches. Cassidy jr annullò il gol, ma il guardalinee lo convalidò mandando su tutte le furie i tedeschi e sul tetto del mondo gli indios.

Edoardo Iannone 

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