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PENDOLINO CAFU: il campione che non perdeva mai…il sorriso.

 

Cafu alza la coppa del mondo

Cafu alza la coppa del mondo

 

Più che un calciatore, Marcos Evangelista de Morais detto Cafu, è il simbolo vivente della Vittoria, l’emblema del campione che trionfa senza mai perdere mai un briciolo di umiltà e conservando in ogni situazione la sua genuina semplicità.

Cresciuto in una famiglia disagiata, nella favela paulista di Jardim Irene, intraprende prestissimo il cammino verso una carriera calcistica che tarda, però, a decollare. Si vede, infatti, rifiutato dai più grandi club brasiliani,  come il Corinthians, il Palmeiras e l’Atletico Mineiro e deve attendere la maggiore età prima di entrare a far parte del calcio che conta, nelle file del San Paolo.

Grazie alle sue ottime prestazioni e alle sue spiccate qualità, raggiunge in fretta la prima squadra, diventandone punto fermo e  titolare imprescindibile. Tipico terzino brasiliano, tutto corsa e tecnica, Cafu comincia a scrivere le prime vittoriose pagine della sua storia, vincendo per due anni di seguito, la Coppa Libertadores e conquistando nel 1994 il pallone d’oro sudamericano.

Approda in Italia alla “tenera” età di 27 anni, voluto fortemente dall’allenatore della Roma, Mister Zdenek Zeman, il boemo dallo spregiudicato modulo votato all’attacco. Niente di nuovo, per Cafu abituato al “Joga Bonito” di Telè al San Paolo.

Prima ancora di imparare ad apprezzarne le innumerevoli doti, i tifosi giallorossi si innamorano della sua perenne allegria, il suo giocare sempre e comunque con il sorriso stampato in faccia (e la chewingum in bocca…). Le veloci ed irrefrenabili cavalcate sulla fascia destra, poi, gli valgono il soprannome di “Pendolino”, il treno più veloce di quei tempi.

Inesauribile sul piano atletico, lucido e tecnico palla al piede, Cafu a Roma si trova bene, con tifosi e società e vi rimane per 6 stagioni. E’ nella storia del derby romano il triplo sombrero niente di meno che al futuro pallone d’oro Pavel Nedved, un palleggio prolungato al volo. Ma anche  in quella circostanza non c’è irrisione ai danni dell’avversario. Il sorriso è la sua filosofia di vita, mai scorretto, mai sleale.

I giallorossi gli sono nel cuore ma ormai nel 2003, decide di mettersi in gioco ancora una volta e provare una nuova esperienza. Per lui sembra già scritto un passaggio alla squadra giapponese degli Yokohama Marinos. Tuttavia l’offerta inaspettata del  Milan  gli fa cambiare idea ed accettare senza pensarci due volte.

A livello di club aveva già vinto due campionati brasiliani, due Coppe Libertadores e due Intercontinentali. Con la Roma ha aggiunto uno scudetto e una Supercoppa Italiana. Arrivato al Milan, alla veneranda età di 33 anni, completa il palmares con Scudetto, Champions League, Supercoppa Europea e un’altra Intercontinentale (o, come la chiamano adesso, Mondiale per Club).

Ma non è tutto, anzi. Manca la Nazionale: Cafu è l’unico giocatore nella storia ad aver disputato 3 finali consecutive dei campionati del Mondo (1994 – 1998 – 2002), vincendone due, nel 1994 e nel 2002. Sopra di lui c’è solo Pelè, con tre finali (non consecutive), tutte vittoriose.

 Pendolino Cafu, il terzino tutto corsa e titoli, ha scritto così la più “sorridente” pagina del calcio mondiale.

Icampionidellosport

Filippo Gialloreti